mercoledì 4 giugno 2014

Libri, sogni e librerie




Qualche tempo fa ho scritto queste poche righe che parlano di sogni, di libri e di librerie. Le ho ritrovate oggi e ho deciso di pubblicarle qui, perché per me - che le ho scritte - sono ancora vere, ed è bene ricordare ogni giorno che i sogni sono duri a morire
Con un pensiero particolare a tutti i librai che lottano e lavorano ogni giorno per portare avanti il loro sogno.

[29 agosto 2012]

Mi è sempre piaciuto sognare. E di sogni ne ho avuti tanti.


Uno dei più grandi - e più belli, e più forti - era quello di aprire una libreria. In realtà, mi sarebbe bastato anche solo lavorarci, in qualsiasi modo e con qualsivoglia mansione: bastava che ci fossero i libri. Da toccare, da annusare, da vivere. 
Ieri sera un amico mi ha detto che una libreria da me frequentata cerca un nuovo "proprietario", e il mio cuore ha subito iniziato a battere. Un momento prima di realizzare che sarebbe stato l'ennesimo sogno impossibile. 
Questa mattina, invece, vengo a sapere che chiuderà quella che non è - non è mai stata - soltanto una "libreria", ma vita, passione, storia, amore per i libri e per le persone. La meravigliosa Do Rode di quel Virgilio Scapin che è nella memoria e nel cuore di tantissimi, non solo vicentini. E che oggi continua a vivere, grazie all'entusiasmo del suo libraio (che non è soltanto un "libraio").
Sono piena di tristezza 
Ditemi che non è vero. Ditemi che è uno scherzo fuori stagione.
Che non è l'ennesimo colpo inferto alla cultura, alla storia. A questa città.
Ai miei sogni. 
Quei sogni che, però - e dovrei ricordarmelo più spesso - sono duri a morire.

E allora continuiamo a sognare, anche se a volte è difficile, anche se le librerie continuano a chiudere, anche se è solo fra le pagine di un libro.




lunedì 19 maggio 2014

Consigli gialli: vi presento Lupo bianco di Franco Matteucci

Si avvicina l'estate, il giallo è il colore del sole e pure quello dei libri che spesso amiamo leggere sotto l'ombrellone. Da fan sfegatata del genere (anche se continuo a credere che "genere" sia vocabolo troppo riduttivo), vi regalo un piccolo consiglio basato su alcune mie letture recenti.


Si tratta di Il suicidio perfetto La mossa del cartomante dell'autore e regista Franco Matteucci.


 


Lui è probabilmente uno dei protagonisti più affascinanti che ci sia in circolazione (non me ne voglia Montalbano): fisicaccio da paura, capelli biondi fluenti, leggera abbronzatura di chi ama spostarsi sugli sci. Insomma, dell'ispettore Marzio Santoni ci si innamora facilmente. Schivo e riservato, una passione per i boschi e un istinto senza eguali che gli hanno valso il soprannome di Lupo bianco, il bel Santoni vive in un paesino sperduto di montagna, quando si toglie gli scarponi gira con una vespa vintage, non ama la televisione - di cui possiede un solo esemplare probabilmente anteguerra - e, naturalmente, fa strage di cuori. Ma quando si innamora lui... è Amore con la maiuscola. I delitti su cui si ritroverà ad indagare sono atroci, e sconvolgono la piccola comunità montana che vive di cose semplici, cibi antichi, rapporti autentici molto lontani dalla virtualità cui ormai siamo abituati. Ma il male si annida ovunque, anche (e soprattutto) dove meno lo immaginiamo. E poi, in un paese piccolo dove tutti si conoscono, lo spetteguless è sempre dietro l'angolo... con le inevitabili, esilaranti conseguenze. Gialli godibilissimi, ben scritti e ben strutturati, una lettura piacevole che consiglio. Ma attenzione: nessuno di noi è immune dal pericolo del "mal di neve".

[F. Matteucci, Il suicidio perfetto, Newton Compton 2013 e La mossa del Cartomante, Newton Compton 2014]









lunedì 5 maggio 2014

Andar per mercatini: libri vintage #1

Amo girare per le bancarelle dei mercatini alla ricerca di piccoli tesori di carta!
È una sensazione indescrivibile: arrivare alla bancarella, immergere gli occhi in tutte quelle copertine colorate, antiche, bellissime. Frugare fra la polvere, accarezzare vecchi dorsi, sfogliare carte ingiallite, leggere un inchiostro che ha già conosciuto centinaia di occhi. 
E poi trovarlo: è lì, che aspettava te, da chissà quanto tempo. È pronto per essere raccolto, spolverato, riaperto e riletto dopo tanti anni. Amato di nuovo in una nuova casa, che finalmente diventa la sua.
Come accade per ogni oggetto vecchio, a maggior ragione un libro vecchio possiede un significato particolare. È qualcosa che ha un legame inscindibile e prezioso con il passato, quel passato che ho studiato una vita intera e senza il quale non sarei quella che sono. Alla nostalgia di tempi andati, che non ho potuto conoscere "dal vivo", si mischia la malinconia e il profondo rispetto per le persone che prima di me hanno avuto il piacere di toccare quelle pagine, farsi trasportare da quelle storie, immergersi nella magia di quel libro. Quelle persone oggi forse non ci sono più, ma attraverso ciò che possedevano continuano in qualche modo a vivere. Ed è per questo che nei confronti degli oggetti vecchi - o vintage, come volete chiamarli - ho sempre avuto un grande rispetto. Fascino e tenerezza... un mix letale per la sottoscritta!

Ieri, complice una giornata di sole spettacolare, mi sono avventurata in uno dei mercatini che preferisco, in un posto bellissimo, legato a ricordi preziosi: Marostica. Come spesso accade, non ne sono rimasta delusa... e per fortuna avevo una borsa grande! Qui vedete parte del bottino. Ce n'è per tutti i gusti: da Graham Green - che ancora non ho avuto il piacere di leggere, ma mi hanno assicurato essere un autore esilarante -, ai tumulti del cuore in questa edizione old style de Il diavolo in corpo di Raymond Radiguet (1965).
     
 

Ma il pezzo che preferisco è Nancy Drew indaga: volevo leggere da una vita le avventure giallo-thriller della mitica Nancy, vuoi mettere in questa edizione del 1973?! 


Queste sì sono le letture perfette per la ragazzina (over)trentenne che sono!

Ho deciso di aprire questa nuova rubrica del blog, così potrete seguire le mie peripezie vintage-libresche. Vi ricordo anche la mia pagina facebook Libri Vintage dove prossimamente pubblicherò qualche foto dei miei acquisti vecchio stile.

Come sempre, buone letture dalla vostra pl.






lunedì 28 aprile 2014

Piccola lista per un'amica in "crisi libresca"


Qualche tempo fa, un'amica mi ha contattata chiedendomi un aiuto libresco.
Si trovava in un momento un po' delicato: non riusciva più a leggere, o meglio, a farsi "prendere" da un libro. 
Ecco quello che mi scriveva:
Mi piacerebbe davvero leggere. Quando riesco a trovare un libro interessante non dormo la notte pur di finirlo, e ora come ora sento davvero la voglia di innamorarmi di un libro... il problema? Non riesco a trovare libri interessanti! Mi sarà capitato una decina di volte: prendo un libro dal titolo curioso, leggo le prime 60 pagine e mi deprimo perché è una noia mortale.
 Potresti consigliarmi qualche bel libro? Per farti capire i miei gusti, adoro Veronika decide di morire, Il cammino di Santiago, Orgoglio e pregiudizio. Mi piace lo stile un po' curioso, interessante, che abbia risvolti sul pensiero, su come vediamo il mondo...
Capita. Ci sono periodi in cui leggere non è semplice. E allora i libri, invece di aiutarci come sempre, non riescono a fare breccia nei nostri cuori - romanticamente parlando.
Be', si trattava di una piccola-grande impresa, anche per la Librarian! Ho deciso di risponderle di getto, senza pensare troppo, cercando semplicemente di ricordare titoli che avevo letto di recente o che avevano lasciato il segno, anche in base a ciò che mi veniva richiesto.
E di puntare tutto sulla leggerezza: via i polpettoni, via i romanzi splendidi ma troppo "seri" e introspettivi, via quelli meravigliosi ma "difficili", eccetera.

Ecco qui il risultato.

Inizio da due libri che mi sono "entrati dentro": La vita accanto e Il tempo è un dio breve di Mariapia Veladiano. Se cerchi un libro che abbia risvolti sulla vita e sul modo di pensare, potrebbero fare al caso tuo.
Quelli di Mariapia Veladiano sono libri che non finisci mai davvero perché le sue storie, le sue protagoniste, non ti abbandonano mai.
           


Da grande appassionata di libri gialli, cerco di scegliere quelli che hanno il dono di possedere trame non banali e che ti lascino qualcosa: ecco, un libro così è senz'altro La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker. L'ho letto poco tempo fa e mi ha tenuta incollata alle pagine, non avrei mai voluto finisse. Non solo per la bellissima e coinvolgente storia gialla nel senso più assoluto del termine, ma soprattutto per ciò che ci sta intorno. Lezioni su come affrontare la vita, l'amore, la famiglia, la scrittura. Più di 700 pagine e quando è finito mi sono sentita orfana.


Un libro che veramente mi ha aperto il cuore è stato Un giorno di David Nicholls: una scrittura meravigliosa, una storia d'amore vista da una prospettiva insolita e originale. Mi ha insegnato a riconsiderare la vita pensando che ciò che conta è il presente, non il passato né le paranoie sul futuro. Un libro capace di cambiarti, soprattutto se stai affrontando momenti difficili, anche sentimentalmente parlando (e a chi non capita? io sono una specialista). Questo è veramente un bel libro da leggere, che mi è stato regalato e che ho regalato a mia volta a chi voglio bene.



Adoro anche Alan Bennett: libri molto ironici pieni di fantastico humour inglese. Piccoli capolavori, da tenere con te e da aprire nei momenti no. Utili e esilaranti!


Se è un po' di tempo che non riesci a trovare "il libro giusto" magari buttati anche in qualche lettura più leggera: potresti scoprire che ti prende più di altri polpettoni. Per esempio io adoro i libri di Alessia Gazzola e Margherita Oggero, raccontano storie mai banali e scrivono benissimo.


Ti consiglio anche un romanzo che ho letto di recente: Olivia ovvero la lista dei sogni possibili di Paola Calvetti. Mi ha tenuto una piacevole compagnia in treno, erano giorni difficili e tra quelle pagine ho trovato conforto.



Mi permetto di darti un ultimo suggerimento: se hai una mezzoretta, fai un giro in una libreria. Prendi in mano i libri che ti incuriosiscono, leggi il risvolto di copertina e magari la prima pagina. Potrebbe esserti molto utile. 

Ho concluso poi con una lista di classici: dall'opera omnia di Jane Austen a Cime Tempestose e Jane Eyre delle immancabili Brönte sisters, fino ai contemporanei come Baricco e De Carlo.

Non è mai semplice dare dei consigli, soprattutto quando attraversiamo quel periodo in cui la lettura è un esercizio difficile. Ed è inevitabile che nei suggerimenti ci sia molto di noi. Ma spero di essere riuscita, nel mio piccolo, ad aiutarla... se non altro a farle tornare la voglia di andare in libreria!

E voi, cos'avreste risposto? Mandatemi i vostri suggerimenti (qui nei commenti o via mail) e sarò felicissima di leggerli e pubblicarli!

Buone letture.
La vostra pl.




sabato 26 aprile 2014

Di traslochi, scatoloni, e del potere infinito dei libri


Capisci che stai davvero traslocando quando svuoti la libreria
I ripiani, prima pieni di volumi e vita, lasciano il posto al vuoto e alla polvere.
E ti senti un po' vuota anche tu.

Ti dici che è solo un momento di transizione - qualcosa di carattere temporaneo, che passerà.
Ti dici che presto quei libri troveranno di nuovo il loro posto. 
Ma non riesci a sorridere pienamente, perché in fondo sai che non sarà facile né veloce, come tutte le cose che contano nella vita.

Così, prima che tu possa rendertene conto, quei libri finiscono al buio dentro scatoloni di cartone pesante, in fondo a una stanza diventata ormai il deposito di tutto ciò che contenevano i 45 metri quadri che hai lasciato.

Ma tu senza i tuoi libri non sai stare. Né quelli che hai già letto, né tantomeno quelli su cui ancora devi posare lo sguardo.
Un bel giorno ti svegli e decidi di andarteli a riprendere. Fai posto, liberi faticosamente un metro qui, trenta centimetri là, elimini quello che non serve più o che serve molto meno. Ricostruisci le librerie che avevi lasciato riposare troppo a lungo in cantina. Riconquisti lo spazio che ti serve e anche un po' di te.

È allora che arriva la meraviglia. Scarichi sul letto lo scatolone che avevi lasciato per ultimo durante il trasloco, e arrivano. Silenziosamente, come se li avessi evocati per qualche misterioso motivo, arrivano loro. I libri che ancora non hai letto, quelli che hai raccolto nel girovagare di libreria in libreria, quelli che ti eri segnata nella lunga, infinita lista piena di "devo assolutamente leggerlo". Li guardi e capisci: sono il tuo piccolo miracolo, la tua piccola rinascita, quello di cui avevi bisogno. Anche solo di sapere che stanno lì, vicino a te, e ti aspettano. 
Non sono tutti: molti altri se ne aggiungeranno, appena avrai il tempo e la pazienza di svuotare altri scatoloni. Altre piccole meraviglie, altri sorrisi che ti servono.

E capisci quello che già sapevi: i libri hanno un'anima. Vivono con te, si spostano con te, ti aspettano silenziosamente e urlano quando ne hai bisogno. I libri fanno diventare "casa" anche i posti in cui ti senti estranea, e riescono a farti stare bene anche quando non pensi sia possibile.
I libri respirano con te e sono i tuoi compagni: anche quando li maltratti, li dimentichi, li abbandoni dentro scatoloni di cartone pesante. Per te ci sono sempre, e il minimo che tu possa fare per loro è leggerli. 
Che poi, anche questa volta, è un regalo che fanno loro a te.






mercoledì 23 aprile 2014

Bentornata Librarian!



Oggi è la giornata mondiale del libro e del diritto d'autore: ho pensato fosse un buon giorno per ricominciare a scrivere su questo blog.
Lo so: da parecchio tempo non pubblico un post. Eppure ho letto: tanti, tantissimi i libri che da qualche mese a questa parte sono passati sotto i miei occhi. Uno dei periodi di lettura più felici... eppure, anche uno dei momenti più difficili.
Cos'è accaduto in questi mesi alla Librarian?
Molte cose. Delusioni, rinunce, un trasloco, la difficile consapevolezza maturata che qualcosa (forse più di qualcosa) doveva radicalmente cambiare. Ci ho messo parecchio tempo a capirlo: e in tutto questo tempo per me era più semplice affidarmi alle rassicuranti parole altrui, di autori che amo e di altri che ho felicemente scoperto, piuttosto che scriverne di mie.
Un po' mi arrabbiavo con me stessa per questo. Diamine, sei o non sei una Librarian? Ma la vita ha i suoi tempi. Io ne sono la prova, l'ho capito a mie spese.
Come sono la prova che un libro ti salva davvero, se glielo lasci fare. Per me è stato così. Sapere che dopo una giornata da dimenticare c'era un libro ad aspettarmi è stata una delle gioie più preziose. Leggere le parole giuste al momento giusto, le vicende di personaggi che improvvisamente diventano amici, le storie che non ti fanno sentire solo, mai. Questo è il potere del libro e della lettura. Questo è uno dei motivi per cui mi sento fortunata, e so di non essere l'unica.

Ma bando alla malinconia: leggere rende felici, e io in questo posto virtuale voglio continuare a raccontarvelo. Per cui...
buone letture, buoni libri e un grazie di cuore a chi continua a esserci.

La vostra pl.




lunedì 23 settembre 2013

La cultura è concreta!


Voglio raccontarvi una storia.

Questo è un post diverso dagli altri. Non parlerò semplicemente di libri, con la leggerezza che vuole contraddistinguere il blog. Parlerò di quell'universo chiamato cultura, troppe volte bistrattato e dimenticato.
Premessa.
Sono vicentina, ma quanto segue potrebbe accadere in qualsiasi città d'Italia (purtroppo). 
Queste le parole del giornalista di un Tg locale, da cui è nata la mia riflessione: «Chiudiamo la pagina della cultura e passiamo a qualcosa di più concreto
Questo il post da me pubblicato su Facebook:
Già, perché la cultura non è concreta.

Questo paese potrebbe campare di cultura, se lo volesse. Potrebbe alzarsi e guardare il mondo a testa alta. Considerata la spettacolare eredità culturale che abbiamo, potremmo vivere di rendita: ma noi la lasciamo cadere a pezzi. 
Grazie, per l'ennesima dimostrazione - come se ce ne fosse bisogno - di quanto la cultura conti in questa Italia nella quale mi ostino a vivere, nonostante tutto, lottando perché le cose cambino. E poi arrivi tu, e in tre secondi distruggi la fatica mia e di tante altre persone.
Dimenticando che la cultura, a lungo andare, sarà fra le poche cose a restare davvero. Anche sotto cumuli di polvere. Anche se "non è concreta".
Quella che segue, invece, è la lettera che ho scritto al direttore del suddetto telegiornale. Forse non avrò mai una risposta, forse nessuno la leggerà. Ma almeno la mia coscienza è apposto. Perché, quella sì, è concreta. E mi ricorda ogni giorno chi sono e quello che faccio.
Ieri sera il vostro giornalista, dopo un servizio sulla stagione teatrale, ha chiuso l’argomento dicendo: “passiamo ora a qualcosa di più concreto” (forse non riporto le parole esatte, ma il senso era questo). Probabilmente a lei ciò non dirà nulla, ma le posso confermare che a me e a molte altre persone di mia conoscenza, la maniera in cui è stata chiusa la pagina culturale ha profondamente colpito.

Implicitamente, la cultura è stata definita un fatto “non concreto”. E certo, lo saranno molto di più i problemi di urbanistica cittadina, le quisquiglie quotidiane in comune, i furti e il problema delle case chiuse, non lo metto in dubbio. Ma che nel telegiornale di fascia preserale, visto da moltissimi concittadini, passi il concetto che la cultura non è concreta, e di conseguenza ci siano molti altri argomenti più importanti di cui parlare, non è positivo.
Le racconto tutto questo perché per otto anni ho lavorato “dentro” la cultura di Vicenza, forse nel posto più bello e anche più difficile: la Biblioteca civica Bertoliana, occupandomi di materiale splendido come libri e documenti antichi, manoscritti, fotografie e incisioni. Come lei certo saprà, questa istituzione non sta vivendo un momento molto felice, tanto che da gennaio di quest’anno sono stata costretta a trovare lavoro altrove. Se penso al patrimonio sconfinato e importantissimo che questa biblioteca raccoglie, e che molti (troppi) vicentini nemmeno conoscono, provo una profonda tristezza. Quando ricercatori, studiosi, professori o semplicemente appassionati da tutto il mondo contattano la sede vedendo in internet l’esistenza di documenti che ho contribuito anch’io a catalogare, assieme ad altre persone che purtroppo si ritrovano oggi nella mia stessa situazione, o in condizioni di difficile precariato.
Ma continuo ad abitare e a vivere nella mia Vicenza, a cui sono legata da sempre, con la speranza che qualcosa cambi, che le persone – dai comuni cittadini come me fino a chi ricopre le cariche più alte – possano comprendere l'importanza che la cultura riveste non solo qui, ma in tutto il paese. È una dura lotta quotidiana. Vicenza possiede un tesoro di cui nemmeno si rende conto, grazie al quale potrebbe vivere non dico di rendita ma quasi, aprire le porte al mondo, diventare un centro culturale di eccellenza, se solo ci si impegnasse davvero e passasse il concetto che la cultura é concreta (e non mi riferisco semplicemente alle mostre di Goldin, per esempio, ma a quello che a Vicenza già esiste, a quello che la città già possiede e che la rende unica). Perché sarà proprio questo tesoro che rimarrà ai suoi figli e ai suoi nipoti, e durerà nel tempo.
Non vi chiedo di dare maggiore spazio o visibilità alle attività culturali della città, perché mi rendo conto che un telegiornale deve seguire le sue regole, ma vi chiedo di stare più attenti alla terminologia che adoperate, soprattutto in riferimento ad argomenti che già vivono un momento difficile. Perché ciò che viene trasmesso nel vostro telegiornale può e deve essere lo specchio di ciò che accade in tutta Italia.
Mi creda, direttore, non sono queste le semplici fantasie di una ragazza: pensi che è stato mio padre a farmelo notare, un signore di sessant’anni ex infermiere al San Bortolo, e successivamente questa opinione è stata ampiamente condivisa da amici e conoscenti di tutte le età.
La ringrazio per avere letto questa lunga lettera, che voleva essere anche un modo per puntare l’attenzione su una tematica importante per Vicenza, a volte sottovalutata o non considerata come meriterebbe.

Finale. 
Sì, perché un finale c'è stato. Una risposta è arrivata, da parte del diretto interessato. Non la pubblicherò, non ne vale la pena. Sappiate solo che mi è stato risposto - attraverso l'utilizzo di alcune perifrasi - che non sono una giornalista e non posso permettermi, quindi, di dare giudizi. Non solo: gli "io" - "io ho fatto questo, io ho fatto quello, io..." non si contavano. Al decimo ho chiuso. Poteva essere un pretesto per riflettere su qualcosa di importante, su una situazione difficile che sta vivendo una realtà fondamentale per la cittadinanza. Poteva essere uno scambio costruttivo, non lo è stato. Peccato.

Cosa posso dire?
Solo questo. La cultura è concreta. Vi prego: gridiamolo al mondo, in tutti i modi e le lingue possibili.